Saracinesco (Rm)
| Piccolo grande Lazio |
Saracinesco è il comune a più bassa densità demografica della Provincia di Roma:i dati dell’ultimo censimento hanno rilevato 165 residenti (95 maschi e 75 femmine), quindici abitanti per ogni chilometro quadrato. I dati del 2008 parlano di 178 residenti, 16,18 ogni chilometro quadrato.
La storia di Saracinesco è legata ai Saraceni che, respinti sotto le mura di Roma si abbandonano alla razzia di Tivoli, Vicovaro e degli altri centri che incontrano durante il loro passaggio lungo la valle dell’Aniene. Intorno all’anno 876 si insediano sulla cima del colle con l’intenzione di creare una comunità stanziale di alacri masnadieri ai danni di pellegrini e gente di passaggio.
Descritto da Fabio Gori nel suo ‘Viaggio pittorico-antiquario da Roma a Tivoli e Subiaco’ edito a Roma nel 1855, il lugubre castello risulta edificato, in altro luogo, dai lontani nipoti di quei saraceni dai quali Saracinesco prende il nome.
Interessante la descrizione del paese e dei suoi abitanti offerta dal Gori: ‘Se aver brami di questo castello la descrizione, figurati il rotondo cocuzzolo di montagna altissima occupato da meschine casipole divise da pochi vicoletti, non già selciati, ma irti di scogli che all’estremità del caseggiato intorno intorno sbalzano quasi muraglioni in orride punte. Sopraccapo al paese stanno i ruderi della Fortezza, la quale dovea somigliare allo spettro d’enorme gigante dal più alto monte disceso a balestrare le soggiacenti rocche’.
Parlando poi degli abitanti, prosegue così:‘Di bella carnagione, di statura elevata e di occhi vivacissimi i Terrazzani palesano l’origine saracena per vari cognomi di famiglie, quali Morgutte, Morante, Almansor. Si direbbe che i barbari loro antenati, costretti ad abbracciar la nostra Fede o ad emigrar dall’Italia,giurassero di non meschiare il sangue se non con persone di araba origine, poiché difficilmente i Discendenti con gente diversa contraggono matrimonio.Si considerano tutti come fratelli; guai al Forestiero che ad uno di loro torcesse un capello: a bersaglio de’ sassi porrebbe la testa’.
Al di la delle versioni più o meno romanzate, un manipolo di saraceni messi in fuga dalle truppe dell’imolese papa Giovanni X, in realtà si arrende e ottiene il permesso di dare vita ad un proprio centro abitato, tra Tivoli e l’attuale Saracinesco,che chiamano Castellaccio. Nel 1391 il comune di Tivoli vende il Castellaccio a Iacopo e Antonio Coccanari. A questo punto la storia s’intreccia con la leggenda che vede i saraceni lasciare il paese, masserizie comprese, nell’arco di una sola notte, come ricorda Fabio Gori, ‘…valicato il fiume, costrussero il presente Castello’. La versione, però, non convince appieno neppure l’erudito estensore che chiosa: ‘Queste due sentenze che io pel primo fo notare, come possono conciliarsi?’.
La storia documentata testimonia che già nel 1052, Saracinesco fa parte dei beni gestiti dai Benedettini del Sacro Speco di Subiaco, i quali lo cedono a Oddone di Poli che a sua volta ne fa gentile omaggio a papa Adriano V. Un altro pontefice, Innocenzo III, lo dona al fratello, Riccardo Conti la cui nipote Margherita va in sposa a Federico d’Antiochia, figlio naturale dell’imperatore Federico II che, insieme a Saracinesco, acquisisce Anticoli (che poi prenderà il nome di Anticoli-Corrado in onore del figlio Corrado, cugino di Corradino di Svevia) e altri feudi del Tiburtino. In quegli anni Saracinesco conosce il periodo più glorioso della sua storia che si intreccia con quella dello sfortunato principe svevo il quale, nei giorni precedenti la fatidica battaglia di Tagliacozzo, raggiunge Saracinesco per rendere visita alla sposa del cugino Corrado, Beatrice Lancia. Ai giorni di festa segue la sciagurata disfatta dei Piani Palentini, la fuga, la cattura e l’ignobile uccisione del biondo condottiero.
La signoria del castello di Saracinesco resta agli Antiochia fino all’anno 1466 quando Mattia d’Antiochia lo cede alla Camera Apostolica in cambio di una pensione annua. In concreto, però, gli Antiochia mantengono il possesso di Saracinesco che, per asse ereditario,passa ai Mareri che,dopo una lunga parentesi di signoria degli Orsini, nel 1588 lo cedono definitivamente alla Camera Apostolica per 20.000 ducati.
La storia che segue non si discosta da quella più generale dello Stato della Chiesa. Il tempo che passa fa crescere al meglio i ‘Terrazzani di bella carnagione,di statura elevata e di occhi vivacissimi’ attirando l’interesse dei pittori ottocenteschi.
Feste e sagre
Il Passaggio di Corradino. Il 18 agosto 1268, Corradino di Svevia in viaggio con le sue truppe verso la fatale battaglia dei Piani Palentini, a Tagliacozzo, si ferma ad Anticoli Corrado ospite del cugino Corrado d’Antiochia e, in quell’occasione visita Saracinesco. In ricordo di quell’evento si svolge un corteo storico.
Festa dell’olio e del miele con stands gastronomici e mostra mercato, attrattiva per molti turisti. Sagre della Polenta e salsicce, ultima domenica di settembre.
Piatti tipici
Polenta con le ‘ciammarughe’. Una saporita polenta condita con un sugo di lumache è uno dei piatti tipici più corposamente autoctoni di Saracinesco.
Sagne fagioli. Classica zuppa di fagioli con le ‘sagne’ realizzate con una pasta a base di acqua e farina e tagliate irregolarmente, cotte nell’acqua in cui vengono sbollentati i fagioli.
COME ARRIVARE
Auto: prendere l’autostrada A24 Roma-L’Aquila in direzione de L’Aquila; uscita al casello Vicovaro-Mandela proseguendo per Saracinesco.
Treno: linea Roma-Sulmona da Roma Tiburtina. Scendere alla stazione di Vicovaro Mandela. Bus navetta Cotral per Saracinesco.
Autobus: con autolinee Cotral Roma-Arsoli o Roma-Subiaco. Partenza da Metro Ponte Mammolo, www.cotralspa.it.
























