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PRIVERNO (LT)

Piccolo grande Lazio

Le origini di Priverno si perdono nel periodo protostorico laziale. Benché vi siano testimonianze che fanno risalire la fondazione dell'antica Privernum ad almeno quattro secoli prima di Roma, quindi al XII secolo a.C., le prime notizie storiche certe sono ad opera di Tito Livio. Lo storico descrive Priverno come un potente centro Volsco del IV secolo a.C. che, a seguito di lunghe lotte, venne sottomesso da Roma ad opera di Lucio Emilio Mamercino Privernate e Gaio Plauzio Deciano che, grazie a questa vittoria, furono eletti entrambi consoli. Nel 329 a.C. il centro venne completamente distrutto, e la ricostruzione del nuovo abitato avvenne ad opera dei Romani nella piana di Mezzagosto, dando origine alla Privernum romana.

Come colonia romana, Privernum divenne una città ricca e molto sviluppata, nel periodo che va dalla Repubblica al primo secolo dell'impero; ricchezza testimoniata dai numerosi reperti archeologici ritrovati, coma la Villa di Seiano ed il Castel Valentino. Nel 312 a.C. Roma iniziava la costruzione della via Appia, grazie al censore Appio Claudio Cieco, il che diede a Privernum un'importanza strategica per il commercio, visto che sulla via Appia si svolgeva quasi tutto il traffico tra Roma, la Magna Grecia e l'Oriente. Privernum divenne una colonia militare romana con accampamento fortificato, che dominava sul territorio.

Intorno al 161 a.C. iniziarono i lavori per la costruzione delle mura della Privernum romana ancora oggi visibili, insieme all'acquedotto, e le fognature, e sempre in questo periodo fu costruita la diga sul fiume Amaseno, per irrigare i campi e ad uso civile. Nel 140 a.C. venne realizzata la villa del senatore romano Marco Giunio Bruto, notizia che ci arriva grazie a Cicerone, nel 133 a.C. il tempio Tholos, di cui sono visibili i resti, ed il Castel Valentino, in contemporanea al Capitolium.

Nel 58 a.C., mentre a Roma governava il Primo triumvirato formato da Cesare, Pompeo e Crasso, venne coniato un denario d'argento in memoria della presa di Privernum da parte di Lucio Emilio Marmecino Privernate II e Gaio Plauzio Deciano.

Nel 48 a.C. Privernum diventa municipium. In questo periodo, che precede di poco la fine della Repubblica, Privernum contava circa 3000 cittadini e 4000 schiavi.

Intorno al 15 d.C. veniva costruito il teatro romano. Gran parte dei reperti rinvenuti di questo periodo si trovano nei Musei Vaticani. Sotto l'imperatore Adriano l'Italia venne divisa in quattro distretti, governati da un ex console; Privernum entrò a far parte del distretto di Roma. Il magistrato curatore del municipio privernate venne premiato da Adriano con la corona aurea per essersi distinto in combattimento. La città di Privernum continuò a crescere anche sotto Lucio Vero e Marco Aurelio. Nel 189 d.C. arrivò la peste bubbonica; in tre mesi di contagio si stima che morirono circa 1200 persone.

Con la caduta dell'Impero romano tutto il resto delle colonie attraversò periodi di crisi. Nel 455 d.C. Roma venne saccheggiata; in questo periodo cessarono le opere di manutenzione della via Appia, che tornò sott'acqua ed infestata dalla malaria, così il traffico commerciale si trasferì sulla strada pedemontana. Privernum divenne un punto di sosta, in cui si poteva ritirare e spedire la posta, e ristorarsi prima di proseguire il cammino.

 La vita di Privernum fu interrotta nel 800 d.C., si ritiene a causa delle invasioni barbariche, ma alcune testimonianze lasciano supporre che la città venne distrutta nel IX secolo ad opera dei Saraceni. A seguito di queste invasioni i cittadini abbandonarono il sito dell'antica Privernum e iniziarono la costruzione del nuovo sito, sul vicino Colle Rosso; alcuni cittadini si divisero e cercarono montagne più alte e sicure, andando così a formare tutte le varie comunità dei Monti Lepini.

Priverno è storicamente appartenuta allo Stato Pontificio, e fa parte del Lazio fin dalla presa di Roma (1870). Dalla fondazione di Latina appartiene alla provincia omonima.

Gastronomia

I carciofi

Se esiste un'identità agricola comune alla pianura Pontina, questa, ad oggi, non può raccogliersi che sotto la coltura del carciofo. Importato dagli arabi (da cui l'etimo kharshuf), il Cynara cardunculus ha trovato terra e clima ottimali per insediarsi, ben radicandosi nella tradizione alimentare. La varietà dominante in provincia è il "Romanesco", caratterizzato da capolino rotondo e squame inermi. La piantagione avviene interrando, tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, le piantine "i cipollitti", estirpate dalla pianta nel periodo di riposo estivo. Sottoposta a sfruttamento intensivo, supportato dall'uso di concimi, la pianta del carciofo ha vita sempre più breve (2-3 anni). Superato questo periodo, invecchia e non offre più una resa conveniente. Da marzo a maggio è tempo di raccolta. Gli ultimi carciofi, lasciati in abbandono, ovvero i carciofini, fanno la gioia di molti che li raccolgono, utilizzandoli in gustose preparazioni casalinghe. I coltivatori raramente se ne risentono: identemente quelli che vanno per la maggiore sono i frutti principali, i più grossi, i cosiddetti cimaroli o cardini. È singolare invece il fatto che varie aziende di trasformazione utilizzino per quanto riguarda la lavorazione dei carciofini, prodotti di altre regioni. La difficoltà consiste nel reperire le quantità necessarie a parità di qualità e ad un prezzo concorrenziale. Che futuro per il carciofo nostrano? Resta come sempre un ortaggio prezioso nell'alimentazione tradizionale e mediterranea, ufficialmente riconosciuta come la più completa dieta alimentare esistente. Il carciofo è un alimento ricco per il suo contenuto di ferro, per l'apporto vitaminico e per la sua dote eupeptica. Resta e resterà un piacere irrinunciabile per la gola, nelle sue tante preparazioni, a suo agio in cucine "povere" come anche in preparazioni elaborate. E non è poco.

La bazzoffia
E' una zuppa di verdure e legumi prettamente primaverile. Si inizia col soffriggere in olio d'oliva, aggiungendo via via, le fave, le cipolle, i piselli, i carciofi e, per chi vuole, della pancetta; si fanno cuocere per un pò a fuoco lento, quindi si aggiungono i pomodori pelati e l'acqua necessaria e si aggiusta di sale. Da parte si taglia a fette sottili il pane raffermo e lo si pone in una capiente terrina, poi prima di versare la zuppa sul pane, si mescola in questa un uovo sbattuto, si lascia insaporire e si spolvera il tutto col del formaggio pecorino.

 
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