Olevano Romano (Rm)
| Piccolo grande Lazio |
Olevano Romano è ubicato sul monte Celeste, ai margini del complesso montuoso prenestino-lepino-ernico, al confine fra la provincia di Roma e quella di Frosinone.
Le sue radici risalgono all’età pre-romana, come testimoniano i ruderi della poderosa cinta muraria in opera poligonale, realizzata in grossi blocchi rozzamente squadrati in pietra locale, d'incerta datazione ma riferibili a un periodo anteriore alla romanizzazione del territorio.
Dell’età romana non si hanno notizie certe. L’attuale Olevano è soltanto uno dei tanti Vici o pagus sparsi. Diventa castrum nel Medioevo ed è menzionata in una bolla papale dell’anno 958 quando il pontefice Giovanni XII conferma la proprietà di alcuni beni al monastero benedettino di Subiaco.
Tra questi beni figura anche il ‘feudum Castro Olibani’.
Come tutti i centri dello Stato della Chiesa, Olevano Romano conosce continui passaggi di mano legati a cessioni, vendite, assi ereditari, doti matrimoniali e, soprattutto, nomine papali. Durante il pontificato di Alessandro III, Olevano diviene feudo dei Frangipane che lo cederanno al pontefice stesso in cambio di ‘Castro Tiberia’.
Una nuova bolla papale, emanata da Onorio III il 20 giugno 1217, conferma Olevano come bene dei benedettini di Subiaco; successivamente il papa lo cede ai Colonna che ne fanno una terra dalle ottime rendite e lo manterranno sotto la propria giurisdizione fino al 1614, anno in cui Francesco Colonna lo vende al Cardinale Scipione Borghese. La moglie dell’ultimo feudatario di Olevano Romano, artisticamente discinta per Antonio Canova, fa bella mostra di sé alla Galleria Borghese di
Roma; si chiama Paolina, è sorella di Napoleone Bonaparte e moglie del Principe Camillo Borghese, feudatario fino al 1832 della stessa Olevano Romano. Diciassette anni dopo, nel 1849, Paolina accoglie trionfalmente Giuseppe Garibaldi sul suo cavallo bianco. La storica scena, raffigurata in un celebre quadro del pittore svizzero Carlo Knebel (presente all’evento), è in mostra in una delle sale del castello di La Sarraz, in Svizzera ed è raffigurata sul muraglione davanti alla porta di Olevano.
La presenza di Carlo Knebel all’arrivo di Garibaldi in Olevano Romano, non è casuale. Già allora la cittadina era frequentata, come Anticoli Corrado, da molti pittori europei, principalmente tedeschi ma anche svizzeri e francesi, richiamati dalle bellezze naturali e dalla salubrità dell’ambiente.
‘Scoperta’ dal pittore tirolese Joseph Anton Koch, che peraltro sposa una ragazza del posto, Cassandra Ranaldi, Olevano diventa in poco tempo il ‘Parnaso dei monti lepini’ dove pittori del calibro di Jean-Baptiste Camille Corot, si struggono davanti alla selvaggia bellezza della ‘Serpentara’, un querceto secolare che lo steso Corot dipinge e definisce ‘la foresta incantata’. Come lui anche altri scelgono la Serpentara e Olevano Romano come posto ideale per trovare la giusta ispirazione.
Tra loro Frieddrich von Olivier, Anselm Feuerbach, Friedrich Overbeck, Albert Bierstadt e, in particolare, un giovane artista, Franz Theobald Horny che a Olevano vive e muore giovanissimo nel 1824. Egli è così legato al paese che alla sua morte la comunità accoglie il feretro nella chiesa di San Rocco. La nutrita colonia d’artisti tedeschi spinge la Cancelleria del Reich ad acquistare, agli inizi dello scorso secolo, ‘Casa Baldi’, tramutandola in casa degli artisti dove abitualmente alloggiano i pittori in visita ad Olevano.
Casa Baldi fa parte dell’Accademia Tedesca di “Villa Massimo a Roma”. La stessa “Villa Massimo” è frutto di una donazione dell’imprenditore e mecenate prussiano Eduard Arnhold che acquista il terreno dai Principi Massimo nel 1910 e, in soli tre anni, costruisce una spaziosa villa rappresentativa e dieci studi moderni con annessa abitazione per gli artisti. L’Arnhold dona poi tutto il complesso alla Prussia aggiungendo un fondo di 680.000 Reichsmark, da destinare a borsa di studio. Ancora oggi a Roma e a ‘Casa Baldi’ in Olevano Romano, arrivano e soggiornano meritevoli giovani artisti tedeschi. La tradizione continua.
Feste e Sagre
- Maggio e giugno: pellegrinaggio alla Santissima Trinità.
- 1 settimana di luglio: festa dell’Annunziata.
- 20 luglio: festa patronale di Santa Margherita con rievocazione storica ‘medievale’.
- 16 agosto: festa di San Rocco.
- Fine agosto: ‘Sagra del vino Cesanese’.
- Metà settembre: festa di Santa Maria di Corte.
- Pappardelle al ragù di caccia. Pappardelle condite con sugo alla cacciatora senza pomodoro, profumato al ginepro.
- Cinghiale marinato al ‘Cesanese’. Magro di cinghiale come classico piatto di cacciagione locale.
- Cannelloni della Sora Maria. Particolari cannelloni, farciti con pasticcio di manzo, poi gratinati con mozzarella di bufala.
- ‘Gnocchitti a coda de soreca’. Non si tratta di gnocchi ma di una pasta ammassata con sola acqua e farina e lavorata come gli strozzapreti.
COME ARRIVARE
- Auto: autostrada del Sole A1, uscita ai caselli di Valmontone o di Coleferro; in alternativa, Autostrada A24 Roma-L’Aquila con uscita al casello di Carsoli-Subiaco-Olevano Romano.
- Autobus: autolinea Roma-Olevano Romano. Partenze da Metropolitana A stazione Anagnina, direttrice casilina o Autostrada del Sole; Metropolitana B, Ponte Mammolo, direttrice Prenestina o Autostrada Roma-L’Aquila.
- Treno: da Roma Termini, direttrice Roma-Cassino. Scendere alla stazione di Zagarolo o di Valmontone. Proseguire in bus e navetta locale.

























