Rocca Priora (Rm)
| Piccolo grande Lazio |
Rocca Priora, inverno 1597. Il silenzio ovattato della Rocca sotto la neve è rotto dal suono a distesa delle campane. Le chiese del borgo, all’unisono, chiamano a raccolta tutti i cittadini abili al lavoro, dai sei anni in su, i quali, muniti di pale, sacchi, secchi bigonci e gerle cominciano a raccogliere la neve per riempire i pozzi, i celebrati ‘nevai di Rocca Priora’, gigantesche cavità a cielo aperto con camminamenti a spirale, che garantiscono il sorbetto agostano a Papi, Cardinali, Principi romani, famiglie dell’alta borghesia e, con più parsimonia, a quelle del ‘generone’ che possono permettersi la spesa.
Colonne di ghiaccio vengono trasportate agli ospedali, ai ristoratori e a chi, per bisogno,
non può farne a meno. A Roma altri nevai si preparano per accogliere la neve di Rocca Priora; il più celebre è quello di Giulio III a Valle Giulia, ma molti altri, meno importanti, sono distribuiti in vari punti della città.
Ventiquattro coppie di buoi attaccati ai carri, cavalli, muli e somari fanno la spola lungo le spirali dei nevai di Rocca Priora dove gli addetti curano gli strati dividendoli tra loro con paglia e terra. La scena si ripete dopo ogni abbondante nevicata, inverno dopo inverno, fino alla metà dell’Ottocento quando la rivoluzione industriale “inventa” le fabbriche del ghiaccio e stronca il fiorente commercio della neve, una delle principali risorse economiche di Rocca Priora.
La risorsa neve è così importante che tra il finire del Cinquecento e il primissimo
Seicento, la Reverenda Camera Apostolica, subentrata alla famiglia Savelli nella proprietà del feudo, nel 1604 dichiara Rocca Priora bene inalienabile del patrimonio ecclesiastico. Un editto emesso cinquanta anni dopo (1654), lega l’appalto per la neve ad un rapporto d’esclusività con la città di Roma, vietandone l’esportazione in ogni altro luogo, comprese le altre città dello stesso Stato Pontificio. Roma dipende per la neve totalmente da Rocca Priora. Appare scontata, quindi, la devozione dei roccaprioresi verso la sacra immagine della Madonna del Neve, che qui, a buona ragione, è venerata più che altrove.
Con i suoi 768 metri d’altitudine, Rocca Priora è il comune più alto dei Castelli Romani. Neve a parte, l’altitudine richiama l’attenzione dei romani che vedono nell’antica Corbium abitata dagli Equi, una postazione irrinunciabile per controllare i centri vicini e, al tempo stesso, un privilegiato
osservatorio in difesa della città non ancora eterna. Sembra che il primo scontro con gli Equi abbia avuto come protagonista lo stesso Cincinnato il quale, lasciati i lavori dei campi, in un solo giorno sbaraglia gli Equi è conquista Corbium alla causa romana. Dopo di lui Gneo Marcio Coriolano, nel 486 a. C., occupa la città nella sua marcia su Roma. Il periodo romano è segnato da distruzioni e rinascite sotto forma di ville patrizie.
Intorno all’Anno Mille il ‘Castrum Arcis Perjuriae’, figura tra i beni destinati in dote ad una figlia di Agapito dei Conti di Tuscolo, insieme ad altri fondi nelle vicine Rocca di Papa e Molara. Con la distruzione di Tuscolo, anche Rocca Priora finisce sotto il controllo degli Annibaldi.
Il feudo passa più volte di mano per vendite, cessioni, interscambi o conquiste.
Così, nel 1252, il ‘tenimentum Rocce Perjurie’ entra a far parte di una divisione di beni tra i Colonna. Il primo documento che cita l’attuale toponimo ‘Rocca Priora’, è datato 1269 e si riferisce all’elenco dei beni del Convento di Palazzolo.
Agli Annibaldi di Rocca Priora, papa Clemente VI indirizza nel 1347 la chiamata a raccolta dei nobili romani contro il tribuno del popolo Cola di Rienzo. Subito dopo il castello passa ai Savelli che lo detengono fino agli inizi del Cinquecento con brevi interregni per mano del Cardinale Giovanni Maria Vitelleschi nel 1463 e, per volere di Alessandro VI Borgia che nel 1501 lo assegna al figlio Giovanni insieme al feudo di Monte Compatri. Nel 1503, con la morte del pontefice, Rocca Priora torna ai Savelli.
La controversa distruzione del 1527, da alcuni storici attribuita alle forze di Renzo da Ceri al comando delle forze pontificie, mentre altri parlano di soldataglie imperiali, non scoraggia i sopravvissuti che riedificano e ripopolano il borgo facendolo tornare ad essere un importante centro
economico dei Castelli; tanto importante da figurare, nel 1538, tra i beni del ‘Patrimonium Petri’ che, in quanto tale, versa tributi alla Reverenda Camera Apostolica.
Altra civile testimonianza della rinascita del borgo è il varo dello ‘Statuto di Rocca Priora’, concesso e promulgato dalla famiglia Savelli, firmato nel 1547 da Costanza Bentivoglio Savelli, la quale stabilisce le regole e le leggi che gli abitanti di Rocca Priora sono tenuti a rispettare. Dalla distruzione del 1527 nasce dunque un paese moderno e legalitario dove, per esempio, si punisce con il pagamento di un ducato o 20 soldi
qualunque persona homo o femina dicesse parole iniuriose over vituperose in presentia d’altre persone videlicet menti per la gola, non dici il vero, traditor, homicidiario, latrone, cornuto, riguaglioso, puttana, ruffiana, et simili parole sia punito per ciasche parola in ducato uno, overo diece di prigione alli cippi et alli ferri. Se ancora dicesse parole improperando morte non naturale di sui attinenti et parenti fino in secondo grado, sia punito in solli (soldi) vinti.
Ma ci sono anche pene più severe per i ladri, condannati a rifondere per il primo furto il doppio del valore rubato, con il secondo il ‘quadroppio’, per il terzo ‘frustato e sbandito’, per ‘lo quarto impiccato per la gola’.
Rocca Priora deve ai Savelli un sontuoso ampliamento edilizio ed un periodo di benessere. Un crollo finanziario in seguito colpisce i Savelli i quali, indebitati con la Camera
Apostolica, sono costretti a cedere il feudo diviso tra due compratori, Luciano Bonaparte e la famiglia Rospigliosi che poi ne resta unica proprietaria fino al 1870, anno della Breccia di Porta Pia e della costituzione in Comune di Rocca Priora.
Feste e Fiere
- Gennaio: festa di Sant’Antonio Abate e ‘Sagra dello Scottone’.
- Febbraio: festa di San Biagio e ‘Sagra della polenta’.
- Maggio: Corsa del Narciso.
- Luglio: ‘Legno e fantasia’, esposizione di prodotti in legno.
- Agosto: festa della Madonna della Neve e concorso ‘Bimbincanto’. ‘Sagra dell’agnello’ nella frazione di Colle di Fuori.
- Settembre: ‘Sagra del fungo Porcino’ a Colle di Fuori e ‘Ti Presento il Galletto’, organizzata dall’associazione culturale ‘Amici del Fungo Galletto’.
Piatti tipici
- Pizza di polenta. Focaccia di mais e ‘sfrizzoli’ di maiale.
- Lo Scottone. Ricotta con il siero, ancora caldi, mangiati con pane di granturco. Lo ‘Scottone’ è protagonista di un’allegra sagra.
- ‘Celletti’. Semplici spaghetti ottenuti da un impasto di acqua e farina, conditi con aglio, olio pomodoro e peperoncino oppure con tonno e prezzemolo.
COME ARRIVARE
- Auto: Statale Tuscolana (uscita 21 del Raccordo anulare) oppure autostrada A1 Roma-Napoli (uscita Monte Porzio), seguendo poi le indicazioni per Frascati.
- Autobus: linea Roma-Rocca Priora (autolinee Cotral, numero Verde 800431784, tel. 067222153), con partenze da Roma dal capolinea presso la fermata ‘Anagnina’ della metropolitana (linea A).
- Treno: linea Roma-Frascati, con partenza da Roma Termini ogni ora e arrivo a Frascati dopo circa trenta minuti di viaggio. Da Frascati bus navetta Cotral per Rocca Priora.
























