Montelanico (Rm)
| Piccolo grande Lazio |
Il comune di Montelanico, situato lungo la valle dei Monti Lepini, presenta un’altitudine compresa tra 183 e i 1.378 metri sul livello del mare e conta circa 2.000 abitanti.
La sua denominazione sembrerebbe trarre origine dalla famiglia romana dei Metelli che possedeva in questo territorio un vasto fondo denominato “fundus Metellanicus” comprendente anche la pianura di Montelongo, ad ovest di Villamagna, antica dimora di Pompeo Magno. La vicinanza della via Latina, l’unica strada di accesso al fondo, nonché il rinvenimento di reperti risalenti al periodo repubblicano-imperiale contribuiscono ad avvalorare questa tesi.
Le prime notizie sul castello di Montelanico, sorto intorno all'anno 1000, si rintracciano in una bolla di Anastasio IV del 1154, con la quale il pontefice assegnava ai Canonici Regolari della Basilica Lateranense alcuni castelli tra i quali figurava anche quello di Montelanico. Nel 1182 Lucio III conferma, tra le proprietà sottoposte alla giurisdizione vescovile di Segni, il castello di Montelanico unitamente alle chiese di S. Angelo e S. Pietro. Sebbene non si conosca il nome del primo feudatario è documentata la notizia che nell’anno 1189 il castello veniva trasmesso ai Conti di Ceccano. Il conte Giovanni, nel testamento redatto nel 1124, lasciava in eredità ai suoi discendenti Montelanico; successivamente ne divennero condomini anche i signori del vicino castello di Collemezzo, distrutto dai Coresi nel 1312, e il feudatario Adinolfo di Mattia di Anagni. Quest'ultimo si impadronì arbitrariamente di Frosinone suscitando l’ira del pontefice Martino IV, che nel 1284 ordinò al comandante delle truppe di Santa Romana Chiesa, Giovanni da Epa, di riprendere Frosinone con le armi saccheggiando Monte-Ianico. I signori di Collemezzo, eredi dei Conti di Ceccano, si schierarono contro Bonifacio VIII quando, nel 1299 e nel 1303, questo pontefice li privò a «ex abrupto» di tutti i loro possedimenti. Questi fatti spiegano l'atteggiamento del ghibellino Guido di Collemezzo e la sua attiva partecipazione, con una parte degli abitanti di Montelanico, all'affronto subito dal papa nella dimora di Anagni il 7 settembre 1303.
Ferma fu la reazione della famiglia Caetani: un gruppo di armigeri anagnini, capeggiati da Nicola di Mattia e dal figlio Giovanni, assalirono «more predonio» Montetanico, abbandonandosi ad efferati delitti. Vennero trucidali anziani, donne e bambini e chi non poté trovare scampo nella fuga subì le sevizie e le torture più atroci nelle prigioni degli assalitori. Pressoché vana risultò in un primo tempo la vibrante protesta del feudatario di Collemezzo indirizzata al Rettore di Campania Bertrando di Castro; quest'ultimo dapprima multò colpevoli di 10.000 marche d'argento ed infine, dopo ulteriori pressioni, ne decretò l'esilio.
Nel 1384 Montelanico passò a Margherita di Ceccano, vedova di Vico e sposa, in seconde nozze, di Carlo de Cabanis; nel 1395, papa Bonifacio IX confiscò il castello all'erede di Margherita, Raimondello, poichè quest’ultimo si era schierato con l'anti-papa Clemente VII. Dopo alterne vicende, nel 1428 Montelanico fu infeudato da Ildebrandino dei Conti di Segni, i cui discendenti, del ramo di Alto Conti, ereditarono anche i castelli limitrofi di Collemezzo, Pruni e Montelongo. La storia di questo tormentato periodo vede ancora Montelanico vittima di saccheggi e distruzioni, da parte delle truppe di Carlo VIII che, attraversando la nostra penisola, misero a ferro e fuoco il paese nel 1494.
Nell'agosto del 1557, mentre la vicina Segni veniva attaccata dalle artiglierie di Marcantonio Colonna, Luogotenente generale del Duca d'Alba, nuovamente «Montelanico e Gavignano ardevano come torce al vento».
Nella seconda metà del secolo XVI il castello di Montelanico divenne proprietà del duca Federico Conti, del ramo di Alto. La figura di questo feudatario si inquadra perfettamente nella tragicità dell'epoca e suscita un senso di pietà misto ad orrore: il duca Federico Conti uccise a pugnalate la moglie ed il suo amante, il Capitano Giovanbattista Contugi, con alcune guardie e domestici colpevoli di complicità. Questo delitto d'onore di altri tempi, riesumato dagli atti del processo celebrato nel Palazzo Ducale di Montelanico, ha offerto il materiale per una storia romanzata provvista di tutti i requisiti di un «thriller» moderno ed attuale.
Erede universale del duca Federico fu il figlio Carlo Conti il quale, assillato dai creditori e non potendo far fronte al pagamento dei debiti, nel 1640 fu costretto a vendere Montelanico ai Barberini, con gli annessi castelli di Collemezzo, Pruni e Montelongo. Gli stessi possedimenti, con l'aggiunta di quelli di Valmontone e Lugnano (Labico), furono venduti nel 1651 a Don Camillo Pamphilj Aldobrandini per 687.297 scudi. E' di particolare rilievo notare che durante il dominio di questa famiglia romana, e precisamente nel 1722, Montelanico ebbe il suo primo statuto nel quale erano indicate le principali norme civiche che regolavano la vita della comunità e i suoi rapporti con il principe. Nel 1780 la discendenza dei Pamphilj si estinse per mancanza di eredi e tutto il patrimonio della famiglia passò, per diritto di successione, a Giovanni Andrea III Doria, che aveva sposato Anna Pamphilj, terzogenita di Camillo Pamphilj. I Doria Pamphilj furono, pertanto, gli ultimi proprietari di Montelanico, Collemezzo e Montelongo mentre il territorio annesso al distrutto castello di Pruni era da tempo passato al principe Aldobrandini-Facchinetti, signore di Carpineto.
Nel primo ventennio del secolo XIX, con il nuovo ordinamento amministrativo del Regno d’Italia, Montelanico divenne un comune autonomo. Primo sindaco del paese è un prete patriota, Don Francesco Raimondi, fervente mazziniano il quale, come risulta dai resoconti di polizia “impugnò le armi e molto si distinse nelle vicende della Repubblica Romana del 1849”. L’11 ottobre 1852 è arrestato dalla guardia papalina; processato e condannato a 15 anni di reclusione nella rocca di Tarquinia, un penitenziario riservato al clero, torna a Montelanico nel 1865. Emarginato dalla chiesa e sottoposto a stretta vigilanza, continua a far proseliti tanto da essere definito”la peste di questo Comune”. La stretta sorveglianza non gli impedisce di nascondere in casa, poco distante dalla gendarmeria pontificia, il magistrato Marcucci, altro noto cospiratore romano braccato per anni dopo la caduta della Repubblica Romana. L’unità d’Italia premia il patriottismo di Don Francesco Raimondi che, come segretario comunale, partecipa al plebiscito del 5 ottobre 1870.
A Montelanico su 309 iscritti, 230 votano per il ‘sì’, 70 si astengono e 9 sono i voti contrari. Alle prime elezioni, contro il parere del vescovo, Don Francesco Raimondi si candida ed è eletto primo sindaco di Montelanico. Un sindaco attivissimo: apre la scuola pubblica elementare, delibera la costruzione dell’asilo infantile, illumina il paese con venti lampioni a petrolio, rinnova l’intera guardia comunale, nomina un medico chirurgo stabile, apre l’ufficio telegrafico e l’ufficio postale, rimette in sesto le finanze comunali con un oculato taglio del bosco e, soprattutto, estendendo il pagamento delle tasse ai nobili.
In seguito il comune fu impegnato in molte e lunghe vertenze per il riconoscimento dei diritti civili e per la determinazione delle proprietà comunali. Soltanto nel 1921, per effetto di un'azione intelligente ed efficace dell'università agraria di Montelanico, il comune ottenne dal principe Doria la proprietà del vastissimo feudo per la somma di lire 550.000. Il vetusto castello baronale dei Conti, testimonianza dei fasti e delle miserie del passato dominio feudale fu demolito nel 1920 lasciando il posto all’odierna casa parrocchiale e a qualche abitazione privata.
Feste e sagre
- maggio: San Michele Arcangelo. Riti sacri in onore del Santo e feste popolari con spettacoli di arte varia e fuochi pirotecnici.
- agosto: festa della Madonna di Collemezzo.
- settembre: festa Patronale della Beata Vergine del Soccorso.
- ottobre: ‘Sagra della castagna’. Degustazione di caldarroste, formaggi ed altri prodotti locali. Apertura delle cantine del centro storico.
Piatti tipici
- j’appallocco: una particolare polenta condita con fagioli, cotiche o con fave secche, servita calda con verdura cotta e salsicce.
- Raminaccia: fettuccine tagliate sottili, condite con sugo a piacere.
- Gnocchetti lunghi: tipica pasta ammassata con sola acqua e farina, lavorata come gli ‘strozzapreti’.
- Recchie de prete: si tratta di un tipo di pasta fresca da condire con sugo di carne.
COME SI ARRIVA A MONTELANICO: con l'autostrada A1 fino all'uscita per Colleferro, poi si prosegue per Carpineto, attraverso la Carpinetana (SS 609), per 13 km; con la Via Casilina fino a Colleferro, poi si prosegue come sopra; utilizzando le autolinee Co.Tra.L. con partenze dal capolinea Anagnina per Colleferro poi si prosegue come sopra, sempre con mezzi Co.Tra.L.


























