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L'Archivio della Memoria della Regione Lazio - Evelina Alberti

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La regione Lazio ha compiuto i suoi 40 anni se lei dovesse descrivere l’entità di questo ente quali connotazioni lascerebbe emergere?

Fondamentalmente la regione Lazio deve sovraintendere ai problemi riguardanti la sanità e direi che allo stato dei fatti in alcune regioni è molto carente in altre meno, però complessivamente abbiamo un sistema sanitario che è considerato uno dei migliori al mondo. Poi per il resto, io sono abbastanza contraria all’articolazione della provincia, anzi del tutto contraria per cui finché il mondo degli enti locali è diviso in comuni, province e regioni non vedo dei distinguo molto chiari sulle competenze, diversamente sul settore della sanità. Credo che se noi abolissimo le province e andassimo verso l’attuazione di un federalismo vero, cosa che adesso finalmente si sta realizzando, le regioni potrebbero recuperare una capacità gestionale maggiore anche per quanto riguarda le infrastrutture territoriali sulle quali al momento hanno poca voce in capitolo, ad esempio per tutto ciò che riguarda le infrastrutture primarie.

Lei è stata consigliere per tre legislature dal 1980 al 1995, ci potrebbe fotografare brevemente la sua esperienza?

E’ stata una bella esperienza, significativa. Io ero all’opposizione, nel Movimento Sociale Italiano trasformatosi successivamente prima in destra nazionale e poi in alleanza nazionale. Ho lasciato il partito nel 1993, alla fine della terza legislatura, e in regione mi sono iscritta al gruppo autonomo indipendente e in seguito ho aderito al CCD. Esperienza formativa ed interessante anche perché c’era una classe politica di alto spessore totalmente diversa da quella di oggi. Purtroppo il modo di far politica è cambiato  in seguito sia alla trasformazione dei partiti che erano il giusto strumento di formazione, sia per l’informazione oramai troppo invasiva.

Siamo  negli  anni  ottanta  e  non  ancora  nell’era  di  internet  e  della  tecnologia  raffinata  ed indispensabile.  Ci  potrebbe  raccontare  la  sua  giornata‐tipo  scandita  tra  impegni istituzionali, di  partito,  professionali  e  personali?

Domanda interessante. La mia giornata tipo incominciava verso le 6.30 del mattino, insomma presto per raggiungere logisticamente e in tempi brevi gli uffici situati alla Pisana in quanto le commissioni cominciano verso le 9 e spesso se ne seguivano due o tre nel’arco della mattinata. La mia agenda era tutta programmata in base agli impegni istituzionali, riunioni, sedute d’assemblea, commissioni, poi ovviamente si rispettavano gli impegni di partito. In quegli anni ricoprivo molte cariche di partito e non essendoci la ZTL non era facile raggiungere il centro storico dove era ubicata la sede del MSI. Quindi, come si può ben capire, nel pomeriggio scattavano gli impegni di partito a tempo pieno e molto spesso anche nel week end si lavoravano per il partito sul territorio non solo a livello regionale ma anche nazionale.

In che modo  un  consigliere  regionale  costruisce  il  rapporto  con  il  territorio?

Il territorio è stato una scuola di vita straordinaria perché essendo il MSI, un partito senza sovvenzioni pubbliche che si reggeva solo con i finanziamenti dei tesserati, e sul piano della comunicazione un partito isolato e screditato, non è stato facile radicarci. Ma devo dire con soddisfazione che il nostro segretario Almirante è stato attento alla costruzione del partito sul territorio e noi tutti rappresentanti istituzionali eravamo impegnati a tempo pieno ad organizzare comizi e incontri con i nostri associati e i cittadini simpatizzanti. Il clima allora non era per nulla facile, regnava l’antifascismo. Quotidianamente subivamo atteggiamenti vessatori e quindi pensate per un attimo la tensione che si viveva nel muoversi per raggiungere i comuni o semplicemente un quartiere di Roma.  Ricordo ancora le scritte sul lungotevere “fascisti carogne tornatevene nelle fogne” oppure “uccidere un fascista non è reato” e quindi non era semplice fare politica o dire semplicemente la tua idea. Purtroppo in ogni nostro spostamento o ci beccavamo una molotov oppure dovevamo annullare l’incontro se non ci scortava la polizia, ma nonostante il clima di odio riuscimmo a radicarci sul territorio. Ovvio non avevamo la stessa rete di altri partiti ma sapevamo benissimo che non eravamo la Democrazia cristiana che era radicata grazie agli oratori. In conclusione, posso dire che oggi l’unico partito paragonabile al MSI, come partito radicato dal basso e sul territorio è la Lega.

Potrebbe  illustrarci  in  sintesi  gli  obiettivi  e  qualche  intervento  legislativo  considerevole  per le politiche  culturali, formative e sanitario durante  la  sua  esperienza  regionale?

Devo dire tanti, quindi un giudizio positivo per quanto riguarda la produzione legislativa.  Ricordo con soddisfazione il nostro contributo per la realizzazione di due ospedali il Grassi di Ostia e il Pertini di Roma, strutture davvero innovative e importanti. Insomma sulla sanità dal punto di vista regionale è stato fatto davvero molto. Per quanto riguarda la formazione un po’ meno, ho cercato insieme al mio partito di indicare diversi obiettivi ma purtroppo si sono spesi troppi fondi e gestiti male i corsi di formazione professionale e di avviamento al lavoro con risultati davvero poco soddisfacenti.

 

 
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