Iscriviti alla Newsletter
Banner
I quarant'anni della Regione
Banner
Piccolo, grande Lazio
Banner
Lazio, Europa
Banner
Una finestra sul consiglio
Banner
Lazio 2.0
Banner
Re.Se.T. TV
Banner
Geodemo - istat.it
Banner
Il CAL del Lazio
Banner
La Fondazione su Facebook
Banner
I Libri di Re.Se.T.
Banner
Dona il tuo 5x1000 a Re.Se.T.
Banner
Reset radio
Banner
Maratona per l'Infanzia
Banner
Firma la petizione!
Banner
Avviso pubblico
Banner

L'Archivio della Memoria della Regione Lazio - Biagio Minnucci

Video

innucciiiiLa Regione Lazio ha compiuto il suo 40° anniversario: un evento che offre lo spunto per una serie di riflessioni che ci portano inevitabilmente a ripercorrere le tappe e gli sviluppi del regionalismo italiano. Lei è stato consigliere regionale del Lazio per la VI e la VII legislatura: potrebbe raccontarci la sua esperienza e “fotografare” una istantanea dello stato della Regione in quegli anni?

Per capire l’azione di un rappresentante regionale in quegli anni bisogna necessariamente premettere brevemente la situazione politica che si viveva nel biennio 1994/95 e cioè gli anni della cosiddetta discesa in campo di Berlusconi, della governabilità del Paese davvero problematica e gli strascichi delle vicende giudiziarie che coinvolsero la classe dirigente agli inizi degli anni Novanta.

Ho svolto la mia funzione di Consigliere Regionale e successivamente di capogruppo, proprio da questa stanza dove stiamo facendo adesso l’intervista, e ricordo di come è stato difficile tenere insieme tutta la maggioranza di centro sinistra formata da partiti provenienti da diverse matrici della prima repubblica. Inoltre si inasprivano sempre di più gli attacchi dell’opposizione ed era un’impresa dover affrontare ogni giorno e tuttavia ricordo che l’azione di governo fu un’azione molto intensa rinnovammo le strutture legislative della regione in quell’epoca.

Ci furono durante quella consiliatura molte riforme penso al commercio, all’agricoltura, ai trasporti, all’urbanistica, penso alla sanità. Adeguando la regione sia alle strutture legislative nazionali ma soprattutto adeguandola alle indicazione dell’unione europea che interveniva con direttive da far applicare alle regioni.

Lo dico in questi termini perché dal punto di vista amministrativo ripeto la regione nonostante avesse ancora molti compiti non doveva essere chiamata a questo, era ed è un ente legislativo, al contrario degli altri enti locali, provincia e comuni, e quindi avrebbe dovuto affrontare queste tematiche cioè il tema dell’istituzione per eccellenza statuale, cioè con una struttura da stato, con una struttura che la impegnava a legiferare e a determinare le condizioni quadro delle attività interne al territorio tutte, alcune in modo esclusivo, altre in concorrenza con lo stato e con il parlamento ma con una funzione importante, questo direi si può ricordare di quegli anni, quindi una forte competizione interna alle coalizioni, ma allo stesso tempo un’intensa attività di governo.

Siamo negli anni Novanta e non ancora nell’era di internet e della tecnologia raffinata ed indispensabile. Ci potrebbe raccontare la sua giornata-tipo, scandita tra impegni istituzionali, di partito, professionali e personali?

Erano giornate interminabili, mi svegliavo all’alba e alle otto ero già in regione e a secondo dell’agenda delle giornate si terminava sempre in serata. Quando non c’erano le riunioni di commissioni o di gruppo l’agenda era sempre fitta di impegni territoriali. Le iniziative sul territorio o al partito terminavano tardi e poi per il rientro a casa si deve aggiungere sempre quell’oretta di viaggio. Gli orari di lavoro erano più o meno identici quotidianamente però non era di certo un’agenda di routine, ogni giorno saltava fuori o una problematica o un impedimento che facevano sfalsare gli orari, dettati molto spesso da questioni di comunicazione, in particolare dalle dichiarazioni stampa a cui bisognava rispondere. Per fare qualche esempio, quando si dimetteva un’assessore della giunta per protesta di fronte a situazioni poco convincenti, episodio che succedeva spesso, si apriva  una discussione politica infinita.

Insomma, l’attività regionale ti impegnava le giornate per non dire la tua vita personale e quando nella legislatura successiva, anche con una maggioranza di centro destra, il mio impegno si triplicò anche perché divenni membro delle commissioni cultura e urbanistica e di quest’ultima ricoprii il ruolo di vicepresidente. Però devo ammettere che è stato tutto molto soddisfacente in particolare quando riuscimmo a varare la legge regionale 38 del 1999 sulla realizzazione della tutela dell’integrità fisica e dell’identità culturale del territorio e sul miglioramento qualitativo del sistema insediativo ed all’eliminazione di squilibri sociali, territoriali e di settore per uno sviluppo sostenibile del territorio laziale.

Il dibattito politico negli ultimi anni si è incentrato sul futuro assetto di Roma Capitale. La materia è estremamente delicata, in quanto mette in gioco i destini e il futuro non di una città, Roma, ma del Lazio intero e dei suoi abitanti. Un rapporto complesso che gli osservatori del territorio hanno spesso stigmatizzato come “una storia a mezza via, fra quella di un capoluogo eccessivo e quella di un capoluogo inesistente”. Lucio Gambi, in un saggio composto all’inizio degli anni ‘70 sulla transizione in Italia “da città ad area metropolitana”, prende in considerazione il caso romano quale riferimento amministrativo per eccellenza, collocandolo tra i “poli coordinatori di regioni funzionali non adeguatamente formate”. Qual è il suo orientamento a riguardo?

Ho sempre cercato di dividere nel mio agire politico la funzione di Roma capitale del Paese da quella di capoluogo di Regione, ed è proprio partendo da ciò che è possibile attuare quella giuste politiche di equilibrio e di distribuzione. Roma capitale attira risorse economiche, turisti, grandi eventi,  e a ciò aggiungerei, non di poco conto, l’importanza di Roma come capitale della cristianità. Su tutto questo il mio orientamento è sempre stato quello di attuare quelle politiche che possiamo definire ordinarie, invece se parliamo di Roma capoluogo, sono sempre stato convinto che bisognava intervenire diversamente e cioè di integrarla con le altre province e soprattutto con il suo hinterland.

Il suo augurio alla Regione Lazio.

Quarant’anni di federalismo
 
Calendario
Maggio 2012
L M M G V S D
30 1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31 1 2 3
Iniziative Regionali per gli EE.LL.
Sos Comuni
Banner
Comuni al voto
Banner
Tutto Lazio
Banner
Sanità - Il piano di rientro
Banner
I 150 anni dell'unità d'Italia
Banner
Concorso
Banner
Cerca nel sito