L'Archivio della Memoria della Regione Lazio - Renzo Carella
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La Regione Lazio ha compiuto il suo 40° anniversario: un evento che offre lo spunto per una serie di riflessioni che ci portano inevitabilmente a ripercorrere le tappe e gli sviluppi del regionalismo italiano. Potrebbe raccontarci la sua esperienza e “fotografare” un’istantanea dello stato della Regione in quegli anni?
La mia esperienza in Regione Lazio è iniziata nel 1990 ed è durata 15 anni, per tre legislature. Ho ricoperto diversi incarichi che mi hanno permesso di fare delle importanti e belle esperienze, dopo il mio lavoro come Assessore provinciale e prima ancora come Sindaco di un paese della provincia di Roma. Nella seconda legislatura in Regione, con Badaloni, sono stato Presidente della Commissione ambiente- urbanistica. E’ la legislatura che ricordo con maggiore soddisfazione, perché ritengo sia stata la Giunta più fruttuosa in termini legislativi e per le problematiche che ha affrontato e che sono ancora oggi pietre miliari per le attività amministrative della Regione.
Potrebbe illustrarci, in sintesi, gli interventi legislativi considerevoli per le politiche urbanistiche, ambientali e dei beni culturali durante la sua esperienza regionale?
Gran parte dei provvedimenti storici sono stati proposti, istruiti e approvati dalla Commissione da me presieduta, a cominciare dalla istituzione di 13 parchi naturali, oltre alle riserve naturali e ai monumenti naturali: il Parco di Vejo, di Tor Marancia, l’ampliamento del Parco dell’Appia Antica, Parco dei Simbruini, Parco degli Aurunci e altri. Importanti parchi di Roma, come quello di Decima, di Tor Marancia e di Vejo, hanno sottratto alla trasformazione urbanistica pezzi di territorio, che per valore storico e ambientale sono veri e proprio gioielli, che sarebbero stati cancellati dal cemento. In questo mi piace ricordare la straordinaria collaborazione tra la Regione Lazio di Badaloni e il Comune di Roma di Rutelli, insieme alla straordinaria collaborazione con Goffredo Bettini, che ha permesso la più grande operazione di tutela urbanistica del territorio di Roma.
Va considerata, in tutto questo, la grande disponibilità dei gruppi imprenditoriali romani, definiti “palazzinari”, che di fronte alla proposta di Regione e Comune, di cancellare milioni di metri cubi su queste aree, previsti dal piano regolatore di Roma del 1964, hanno risposto positivamente e va a loro il riconoscimento di aver anteposto gli interessi della città tutta ai propri.
Dopo questa stagione così importante, pur essendoci stata la necessità di istituire altri parchi come quello dei Lepini e di Tolfa, dal 1998 la Regione Lazio non ha più legiferato in questa direzione.
Sempre con la Giunta Badaloni, fu normata la legge urbanistica n.38, che segna il decentramento ai Comuni e alle Province, in materia urbanistica per approvare velocemente strumenti urbanistici.
Ad oggi non c’è ancora un’applicazione totale della legge 38, perché ripensamenti e tentennamenti sono ancora ai tempi lunghi delle decisioni che non favoriscono buoni rapporti tra cittadini, imprese, istituzioni e categorie.
Sempre a quel periodo è stata istituita la legge Galli sulle acque, che ha permesso l’unificazione sui territori di una miriade di consorzi, esempio di sperpero di risorse, di lottizzazioni, di inefficienze a scapito dei cittadini, essendo l’acqua una risorsa essenziale nella gestione dei servizi.
La tutela dell’acqua, la garanzia della qualità e quindi della potabilità dell’acqua sono i primi diritti che devono essere garantiti.
La salvaguardia del “bene acqua” e la sua corretta gestione, che già allora esigevamo, sono il filo conduttore che deve seguire il legislatore regionale, nella riorganizzazione dei servizi.
Un altro importante intervento è stato fatto sull’attività venatoria: riuscimmo a far dialogare gli ambientalisti con i cacciatori, definendo un calendario venatorio e varando delle disposizioni legislative, che rispettavano l’ambiente e, nello stesso tempo, il diritto di esercitare l’attività venatoria prevista dalla legge.
Riorganizzammo con decreti legislativi la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, vedendo già da allora che la discarica non era la soluzione al problema “spazzatura”, ma che occorreva, attraverso la raccolta differenziata e il riciclo, un’ottima soluzione ambientale e di risorse economiche per il “ciclo rifiuti”. Sono queste le linee generali, le attività maggiori che abbiamo portato avanti.
Consigliere regionale del PCI-PDS-DS, ci potrebbe descrivere i rapporti con gli altri consiglieri, con i vari gruppi politici e in particolare con il territorio?
Tra il 2000 e il 2005, con la Giunta Storace, sono stato vice-presidente del Consiglio Regionale, una funzione alta nell’ambito dell’Assemblea Legislativa, che ho portato avanti con spirito di collaborazione, cercando sempre di rendere produttivo il lavoro del Consiglio Regionale.
Questa carica, che è anche di rappresentanza, mi ha permesso di conoscere e di lavorare con tanti Comuni, con le Province, con le associazioni culturali, con le associazioni sportive, con le categorie imprenditoriali, con le attività produttive e quindi con le problematiche che avanzavano, e il Consiglio, aldilà delle collocazioni politiche, ha sempre lavorato per trovare soluzioni.
Roma e il Lazio, la capitale e la regione: un rapporto complesso che gli osservatori del territorio hanno spesso stigmatizzato come “una storia a mezza via, fra quella di un capoluogo eccessivo e quella di un capoluogo inesistente”. Lucio Gambi, in un saggio composto all’inizio degli anni ‘70 sulla transizione in Italia “da città ad area metropolitana”, prende in considerazione il caso romano quale riferimento amministrativo per eccellenza, collocandolo tra i “poli coordinatori di regioni funzionali non adeguatamente formate”. E poi c’è la riforma di Roma Capitale. Quale, dunque, il ruolo di Roma? Sarà la ventunesima Regione d’Italia?
Nella mia esperienza amministrativa, prima come Sindaco poi come Assessore provinciale, e infine come Consigliere Regionale, di una cosa sono sempre stato convinto ed è quella che mi ha spesso guidato: è che il Lazio ha una grande opportunità, che è Roma, con la sua storia e il suo patrimonio, con la presenza del Papa, e delle istituzioni cattoliche e ciò che esse rappresentano per la Regione Lazio. Il Lazio meridionale che conosco molto bene, ha uno straordinario patrimonio storico-artistico-momumentale. Palestrina, Segni, Artena, Norma, Sermoneta, Anagni, Alatri, Veroni, e Cassino sono tra le città più belle, piene di storia e di testimonianze.
Qui i Papi hanno segnato con la loro presenza, centinaia di anni di storia. Innocenzo III, Onorio III, Celestino V, Bonifacio VIII, per finire a Leone XIII.
Se sapremo coniugare la presenza di Roma con il territorio regionale, avremo la possibilità di rilanciare la Regione sul piano turistico, economico, occupazionale.
Guai a pensare e a fare della Regione un territorio dove Roma scarica i suoi problemi ed esporta servizi di pregio minore. La Regione deve decentrare verso la Provincia la cultura, le grandi manifestazioni, le università, la ricerca, perché così crescono i territori.
Queste sono solo alcune cose che hanno formato il mio pensiero e caratterizzato la mia azione in Regione per quindici anni. Regione che ha avuto momenti importanti e che va rilanciata. Credo che tutto ciò mi stia aiutando nel mio incarico parlamentare, nella comprensione e nel rapporto con i territori, con i cittadini e con i loro bisogni, nella modestia degli atteggiamenti e nella sobrietà dei comportamenti, che dovrebbero contraddistinguere qualsiasi persona eletta dal Popolo.

























